Cavallo Meccanico 1 nella sala della Banca D’Italia





5. Italo Celli (1949)
Cavallo meccanico (o Meccanico 1)
1987
Bronzo e base in travertino, 43×55×30 cm
L’Aquila, Museo Nazionale d’Abruzzo
inv. OPS 1685
Bibliografia: Italo Celli: chiari e scuri (opere dal 1979 al 1989), catalogo della mostra (L’Aquila, Museo Nazionale d’Abruzzo, 3-30 giugno 1989), introduzione di C. Strinati, Roma 1989, s.i.p.
A partire dal 1985 Italo Celli lavora alla serie dei Cavalli meccanici, in cui la sperimentazione artistica si concentra sulla scompo- sizione delle forme del visibile e del reale. L’artista parte dallo studio dell’animale al suo stadio figurativo ed empirico, procedendo
successivamente a tramutarne le componenti anatomiche in parti meccaniche. Tale ricerca è operata gradualmente da Celli su diversi livelli di scomposizione, via via più incisivi e invasivi, fino ad arrivare alla realizzazione di una sorta di ‘cavallo-burattino’,
caratterizzato da collo, zampe e coda snodate. Questo lavoro è il frutto della contaminazione tra la formazione scientifica e quella artistica dello scultore romano, risultato della combinazione dei suoi studi sull’assonometria e delle scomposizioni volumetriche applicate alla pratica d’arte.
Il Cavallo meccanico della collezione del Museo Nazionale d’Abruzzo è il primo esemplare della serie realizzato da Celli, in cui si riscontra un grado preliminare di scomposizione della forma che coinvolge principalmente il tronco dell’animale. La disgregazione operata dall’artista, oltre alla specificità della posa scelta per la raffigurazione, giocata sulla corrispondenza e l’intersezione di linee diagonali, trasmettono all’osservatore la carica dirompente di una dinamicità bloccata, che evoca gli esiti della scultura futurista.
Presentata alla decima edizione dell’Art Expo di New York (Javits Convention Center, 17-21 marzo 1988), l’opera è entrata a far parte della collezione del MuNDA per volontà dell’autore nel luglio 1989, come omaggio a conclusione della mostra personale Italo Celli: chiari e scuri, svoltasi nella Sala Elephas del Castello Cinquecentesco e promossa dall’allora Soprintendenza per i Beni
Ambientali, Architettonici, Artistici, e Storici per l’Abruzzo.

Daniele Lauri



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